La mia storia...

Mi chiamo Andrea Romeda e appartengo a quella generazione che ha visto nascere la tecnologia moderna quando era ancora tutta da inventare.

Quando nel 1986 ho iniziato a studiare informatica, i computer avevano schermi neri con caratteri verdi, il mouse non esisteva e Internet era qualcosa che si trovava solo nei libri di scuola. Nel 1991 mi sono diplomato come ragioniere informatico, imparando a programmare nei linguaggi più avanzati di quegli anni: GWBasic, Cobol, C e Fortran.

Poi la vita ha preso una strada diversa.

Dopo il servizio militare ho trascorso tre anni in Bosnia Erzegovina, tra il 1993 e il 1996, durante gli anni difficili della guerra nei Balcani, partecipando a missioni di aiuti umanitari tra Bosnia e Croazia. È stata un’esperienza che mi ha insegnato molto sul valore delle persone, della collaborazione e della capacità di affrontare i problemi con pragmatismo.

Quando sono rientrato in Italia ho iniziato una nuova vita professionale, lontana dall’informatica: sono diventato autotrasportatore.

Dal 1996 al 2018 ho lavorato come camionista e socio in una ditta di autotrasporti, vivendo ogni giorno la realtà concreta delle piccole imprese, degli artigiani e del lavoro operativo.

All’inizio degli anni 2000 è successo qualcosa che ha cambiato il mio modo di lavorare.

Con l’arrivo del BlackBerry 957, uno dei primi veri smartphone professionali, ho iniziato a utilizzare Excel per organizzare e gestire meglio il lavoro: trasporti, bolle, fatture, pianificazione. Quello che per molti era solo un foglio di calcolo, per me è diventato una vera piattaforma di gestione aziendale.

Non è stato facile. Per anni ho dovuto convincere i miei soci delle potenzialità di questo sistema. Molti non vedevano il valore di strumenti che oggi consideriamo normali. Ma i risultati parlavano da soli: più ordine, meno errori, più controllo sul lavoro.

Quell’esperienza mi ha insegnato una cosa fondamentale: la tecnologia non serve a complicare il lavoro, ma a semplificarlo e a renderlo più efficace.

Nel 2020, durante il periodo del Covid, ho iniziato a studiare con grande curiosità l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale. Fin da subito ho capito che non si trattava solo di una nuova tecnologia, ma di un cambiamento destinato a trasformare il lavoro molto più profondamente di quanto abbia fatto Internet.

Nel 2022 ho preso una decisione importante: dopo oltre venticinque anni ho lasciato la società di autotrasporti per iniziare una nuova esperienza professionale.

Ho scelto di dedicarmi a ciò che avevo capito essere la vera sfida dei prossimi anni: aiutare artigiani e microimprese a utilizzare l’IA in modo semplice, pratico e concreto.

È così che è nato Artigiano Intelligente, un progetto che sviluppa soluzioni su misura e insegna come utilizzare l’Intelligenza Artificiale per lavorare meglio, migliorare l’organizzazione, aumentare i guadagni e rafforzare l’autorevolezza professionale.

Dopo 26 anni trascorsi nel mondo dell’autotrasporto ho avuto l’opportunità di lavorare e parlare con artigiani di moltissimi settori. Ho ascoltato i loro problemi, le loro difficoltà quotidiane e le loro idee per migliorare il lavoro. Questa esperienza diretta è diventata la base del mio lavoro di consulente.

Credo profondamente che l’Intelligenza Artificiale non debba sostituire il lavoro artigianale, ma potenziarlo.

La mano dell’uomo resta insostituibile.

Ma oggi può avere un alleato in più.

Il ferro, la mano e l’algoritmo è il primo libro che ho scritto. Ho scelto di dedicarlo ai fabbri e agli artigiani del ferro perché rappresentano uno dei mestieri più antichi e simbolici: un lavoro fatto di esperienza, forza, precisione e tradizione.

Un mestiere in cui il valore dell’uomo resta centrale, ma dove anche un algoritmo può diventare uno strumento potente per lavorare meglio.

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